Normativa impianti elettrici italiana e strip led
Essendo sempre più frequenti questo genere di domande sulla normativa italiana che definisce, per ragioni di sicurezza, la corretta installazione delle varie tipologie di strisce led, abbiamo deciso di scrivere una guida completa, approfondita per fare chiarezza, tenendo comunque conto che la normativa impianti elettrici è, come per tutte le normative, in costante aggiornamento. Parleremo delle attuali normative italiane, di cosa cambia tra i vari livelli di tensione, di cosa prevede la CEI 64-8 per le strip led e di come i nostri prodotti si integrano perfettamente in un impianto a norma.
Normativa impianti elettrici italiana: il quadro generale
Facciamo un passo indietro. In Italia, la progettazione e realizzazione degli impianti elettrici è disciplinata da un insieme di leggi e norme tecniche. Le norme CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) non sono leggi in senso stretto, ma diventano tali quando richiamate da decreti specifici. Ad esempio, la Legge 186 del 1968 stabilisce che gli impianti devono essere costruiti a regola d'arte: e la regola d'arte è definita proprio dalle norme CEI. Quindi se si seguono le norme CEI si è in regola, diversamente se le si ignora si è fuori legge.
Che cos'è la norma CEI 64-8 e dove viene applicata?
La CEI 64-8 è la madre di tutte le norme per gli impianti elettrici utilizzatori a bassa tensione (fino a 1000V in alternata). Si applica agli impianti residenziali, commerciali, uffici, e in generale a tutti gli impianti civili. Questa norma definisce i requisiti di sicurezza per la protezione contro i contatti diretti e indiretti, la scelta dei componenti, le sezioni dei cavi, la suddivisione dei circuiti e moltro altro. Quando ci si chiede "come deve essere un impianto elettrico per essere a norma?" la risposta corretta è: "conforme alla CEI 64-8".
Nel caso delle strip led, la CEI 64-8 è fondamentale perchè stabilisce le distinzioni tra tensioni pericolose (230V) e tensioni sicure (SELV). Una striscia a 12V o 24V rientra nella categoria SELV (Safety Extra Low Voltage) se alimentata da un trasformatore che garantisce separazione di sicurezza. Questo significa che, in caso di contatto accidentale, non c'è rischio di folgorazione. Una striscia a 230V, invece, è considerata tensione pericolosa e richiede misure di protezione aggiuntive come isolamento rinforzato o involucri con grado IP adeguato.
Cosa prevede la norma CEI 11-27?
La CEI 11-27 è la norma che tutti gli installatori professionisti devono conoscere: riguarda i lavori su impianti elettrici, la sicurezza operativa e le procedure per i lavori fuori tensione o in prossimità di parti attive. In pratica, definisce chi può installare un impianto elettrico e come deve comportarsi per non farsi male. Per installare una strip led a 230V serve un elettricista qualificato che rispetti la CEI 11-27.
Per una strip a 12V, invece, l'installazione può essere fatta anche da un utente finale (ma sempre con buon senso e seguendo le istruzioni), perchè la tensione non è pericolosa. Ma attenzione: se si collega una strip 12V a un trasformatore che poi si collega alla 230V, la parte in 230V deve essere resa inaccessibile e installata a regola d'arte. Non si può lasciare il trasformatore volante.
Normativa impianti elettrici italiana sulle strip led: 230V vs bassa tensione
Veniamo al cuore della questione. La domanda che ci fate più spesso: "Posso usare le strisce 220V in camera da letto?". La risposta è tecnica, non un secco sì o no. Analizziamo i due scenari.
Strisce LED a 230V in interni: è possibile?
Come anticipato, non è vietato in assoluto, ma è complicato. Le strisce a 230V standard (quelle senza guaina, con i tagli ogni metro) sono generalmente di Classe I (richiedono messa a terra) o al massimo Classe II (doppio isolamento). Il problema è che una striscia flessibile non può essere messa a terra facilmente. Inoltre, la norma CEI 64-8 richiede che le parti in tensione a 230V siano protette contro i contatti diretti con un grado IP2X (protezione contro le dita) ed una striscia nuda non lo garantisce.
L'unico modo è inserirla in un profilo di alluminio con diffusore opaco o satinato, che renda impossibile toccare la striscia. Ma anche in quel caso, bisogna verificare che il profilo sia adatto e che l'installazione nel complesso sia accessibile solo ad attrezzi. Molti profili Ledpoint, con i loro diffusori, possono assolvere a questa funzione, ma li consigliamo soprattutto per uso esterno con strip 230V già protette (es. IP67), anche per evitare all'interno il fenomeno del flickering indiretto (apparentemente assente ma comunque percepito dagli occhi).
Strisce a bassa tensione (12V, 24V, 48V, 5V)
Le strisce a 12V o 24V (ma anche 48V e 5V) funzionano in bassissima tensione di sicurezza. La normativa impianti elettrici le considera non pericolose ai fini della folgorazione. Quindi, è possibile installarle praticamente ovunque: sotto i mobili, nei battiscopa, nei controsoffitti, nei gradini, persino in bagno (purchè l'alimentatore sia fuori dalla zona umida o abbia IP adeguato).
Tabella comparativa: 230V vs 12/24V secondo la normativa
Non esiste un divieto assoluto per le strisce a 230V in interni, ma le condizioni per installarle in sicurezza sono talmente stringenti (messa a terra, protezione contro i contatti diretti, isolamento) che nella pratica domestica diventano quasi impossibili da rispettare senza trasformare la striscia in un "tubo blindato". Per questo la normativa impianti elettrici italiana spinge verso l'uso di bassissima tensione di sicurezza (SELV) in ambiente domestico.
Tabella di confronto strip led alta tensione/bassa tensione
| Caratteristica | Striscia LED a 230V | Striscia LED a 12/24V (SELV) |
|---|---|---|
| Sicurezza elettrica | Bassa (tensione pericolosa, rischio folgorazione) | Alta (nessun pericolo in caso di contatto) |
| Conformità a CEI 64-8 | Difficile: serve messa a terra e protezione IP2X | Facile: rientra nei circuiti SELV |
| Protezione contatti diretti | Obbligatoria (profilo con diffusore non rimovibile) | Non necessaria (ma consigliata per polvere e urti) |
| Messa a terra | Richiesta per Classe I (spesso impossibile) | Non richiesta |
| Installazione in bagno (zone 1,2) | Vietata | Possibile con alimentatore fuori zona |
| Caduta di tensione | Bassa (ideale per lunghe tratte) | Richiede cavi di sezione adeguata per tratte >5m |
| Applicazioni tipiche | Esterni (IP67), insegne, industriali | Interni, arredo, design, sottopensili |
Normativa impianti elettrici per esterni e ambienti umidi
Per gli esterni, la normativa imipianti eletrtici italiana si fa più permissiva con le 230V, ma solo se la striscia ha un grado di protezione elevato (IP65, IP67). In questo caso, la striscia è racchiusa in una guaina che la rende stagno e protegge dai contatti accidentali. Si può installare sotto grondaie, in giardino, sulle facciate. Anche in questo caso però, bisogna rispettare le distanze e le modalità di connessione alla scatola di derivazione, che deve essere stagna. Stesso discorso vale per i profili in cui viene alloggiata la strip led, devono essere idoneei all'installazione in esterno.
Le vostra domande sulla normativa impianti elettrici
La vendita di un immobile non richiede obbligatoriamente la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico (DM 37/08), ma in caso di vizio o pericolo l'acquirente può rivalersi. In pratica, se si installano strip led 230V fai da te senza protezioni, e poi si vende la casa, si potrebbe incorrere in problemi. Si consiglia di rientrare pertanto comunque nella norma.
Un installatore professionista iscritto alla camera di commercio (ex art. 37 DM 37/08) rilascia la dichiarazione di conformità. Per le strip led a bassa tensione, se l'impianto esistente è già a norma, non si può tecnicamente autocertificare l'aggiunta di un piccolo tratto in SELV. Questa ulteriore installazione richiederebbe un nuovo attestato tecnicamente.
Si rischiano multe in caso di controlli) problemi assicurativi in caso di incendio (l'assicurazione può non pagare se l'impianto è difforme) e, ovviamente, la sicurezza di chi abita l'immobile. Una strip 230V che prende fuoco per surriscaldamento può causare danni seri.
Vi sono segnali che ci indicano che l'impianto non è a norma come scosse toccando le strisce, interruttori che scattano spesso, cavi che scaldano, assenza di messa a terra vicino alle strip 230V, utilizzo di strip 230V senza profilo protettivo. La norma CEI 64-8 dice anche che i circuiti devono essere separati (luci, prese, bagno) e protetti da magnetotermici e differenziali adeguati. In caso di dubbi, si consiglia di chiamare un professionista.
La Legge 186/68 e il suo impatto sulle strip led
Quando ci troviamo a parlare con clienti o installatori, spesso ci rendiamo conto che la Legge 186 del 1968 è la grande assente nei discorsi sulla sicurezza degli impianti e viene ormai ritenuta obsoleta dai più. É effettivamente una legge molto vecchia ed è proprio per questo che fa paura: perché è ancora pienamente in vigore e rappresenta il fondamento giuridico su cui poggiano tutte le successive normative tecniche. Se la CEI 64-8 è il manuale di istruzioni, la Legge 186/68 è il contratto che ti obbliga a seguirlo.
Cosa dice esattamente la Legge 186/68?
Questa legge stabilisce un principio semplice ma di portata gigantesca: tutti gli impianti elettrici realizzati devono essere costruiti a regola d'arte. Ma attenzione, il punto cruciale è che la legge stessa specifica che "i materiali e i componenti realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) si considerano costruiti a regola d'arte". Questo significa che se si seguono le norme CEI, si è automaticamente in regola con la legge. Se non le si segue è necessario dimostrare l'impianto è comunque realizzato a regola d'arte d è un'impresa quasi impossibile in un eventuale contenzioso.
Questo cosa c'entra con le strip led?
Anche se sembra strano anche le strip led sono coinvolte nella normativa impianti elettrici. Prendiamo il caso classico: un cliente acquista una striscia LED a 230V su un sito qualsiasi e decide di installarla autonomamente sotto il mobile della cucina, magari attaccandola direttamente con il nastro biadesivo in dotazione, senza alcun profilo, senza alcuna protezione meccanica. Alla prima scintilla o al primo contatto accidentale (magari pulendo) creando un danno. Questo è quello che succede in un impianto che non è "a regola d'arte" e viola palesemente i principi della normativa impianti elettrici che discendono dalla CEI 64-8 (protezione dai contatti diretti, isolamento, messa a terra). Ma la violazione più grave, dal punto di vista legale, è proprio della Legge 186/68, perché quella è la legge dello Stato che impone la regola d'arte.
Il paradosso della "striscia nuda"
Facciamo un esempio concreto che utilizziamo spesso. Immaginate di avere una striscia LED a 230V nuda, attaccata sotto un pensile. La striscia è in tensione, i contatti sono esposti (basta un dito per toccare le piste in rame). Ora, la normativa italiana dice che le parti attive devono essere inaccessibili. La Legge 186/68, attraverso il richiamo alle norme CEI, rende questo principio vincolante. Quindi quella striscia nuda è illegale. Se un bambino la tocca, se un adulto ci mette le mani mentre cambia una pentola, il rischio di folgorazione è altissimo. E in caso di incidente, chi ha installato quella striscia ne risponde penalmente.
La Legge 186/68 e la "presunzione di conformità"
Un altro aspetto poco noto ma fondamentale: la legge introduce il concetto di presunzione di conformità per i materiali costruiti secondo norme CEI. Questo significa che se usi componenti certificati, sei già a metà dell'opera.
Perché molti ignorano questa legge?
Perché non vi sono controlli frequenti, ma la normativa esiste comunque e viene applica. I problemi sorgono in caso di:
- incendio domestico: se l'assicurazione scopre che l'incendio è partito da una strip LED 230V installata senza protezioni e senza rispetto della normativa, può rifiutarsi di pagare i danni. Succede sempre più spesso;
- infortunio a persone: se qualcuno rimane folgorato, scatta il procedimento penale per lesioni colpose. Ed in quel caso la domanda "l'impianto era a norma?" diventa centrale;
- vendita dell'immobile: se fai una perizia tecnica prima di vendere casa, il tecnico potrebbe segnalare difformità e obbligarti a mettere a norma l'impianto.
Come progettare un impianto con strip led secondo la normativa impianti elettrici
Abbiamo preparato un piccolo specchietto per aiutarvi ad orientarvi nei giusti passi da compiere per non andare contro la normativa impianti elettrici, vediamo quali sono.
- Scegliere la tensione giusta: in interni, privilegiare 24V o 12V (SELV). In esterni, valutare 230V IP67 o 24V con alimentatore IP67.
- Alimentatore separato e sicuro: l'alimentatore 230V-24V deve essere di tipo SELV, possibilmente con marchio CE e IMQ. É bene posizionarlo in luoghi accessibili ma non a vista, rispettando la ventilazione.
- Protezione meccanica: anche per le basse tensioni, un profilo protegge la strip da polvere, urti e migliora la resa luminosa. Per le 230V in interni, il profilo con diffusore è obbligatorio e deve essere fissato in modo che la strip non sia estraibile senza attrezzi.
- Sezione dei cavi: con le 24V, su tratte lunghe (oltre 5 metri) è bene utilizzare cavi di sezione adeguata (1.5mm² o 2.5mm²) per evitare cadute di tensione e surriscaldamento.
- Protezioni differenziali: il circuito di alimentazione delle strip (se derivato da un trasformatore) deve essere protetto a monte da un interruttore differenziale. Se vi sono più trasformatori, è necessario distribuire i carichi.
- Documentare tutto: conservare gli schemi e i certificati dei materiali.
Le insidie della normativa impianti elettrici: la caduta di tensione e la protezione termica
C'è un aspetto della normativa impianti elettrici che spesso viene sottovalutato anche da chi di mestiere fa l'elettricista: la gestione termica e la caduta di tensione. Sembrano dettagli tecnici noiosi, ma sono la causa principale di malfunzionamenti, surriscaldamenti e, nei casi peggiori, di principi di incendio. E la CEI 64-8 su questo è chiarissima: l'impianto deve essere progettato e realizzato in modo che nessun componente superi le temperature massime ammissibili per tutto il ciclo di vita. Tradotto: se la strip LED si trasforma in un termosifone, non sei a norma.
Il calore, nemico numero uno delle strip LED
Una strip LED, soprattutto quelle ad alta densità di LED o ad alta potenza (tipo le COB o le SMD 2835 ad alto flusso), produce calore. Non è un difetto, è la loro natura. L'energia elettrica in parte diventa luce, in parte diventa calore. Più è potente la strip, più scalda. E qui arriva il primo problema: la normativa italiana (sempre lei, la CEI 64-8) richiede che i materiali installati rispettino le temperature di esercizio per cui sono progettati. Una strip LED che lavora a 70°C per ore non è un problema se è certificata per farlo. Ma se quella stessa strip è installata in un profilo di plastica scadente o, peggio, è arrotolata su se stessa, la temperatura sale alle stelle e si supera la soglia di sicurezza. Il risultato? Il degrado dei LED (la luce diventa giallastra e cala di intensità), la fusione dell'isolante dei cavi, e in casi estremi l'innesco di un incendio.
Cosa dice esattamente la norma?
La CEI 64-8, nella sezione che tratta la scelta e l'installazione dei componenti, impone che essi siano adatti alle condizioni di influenza esterna, inclusa la temperatura. In pratica, devi garantire che la strip LED (che è un componente dell'impianto) non raggiunga temperature tali da danneggiare sé stessa o l'ambiente circostante. Se installi una strip dentro un profilo in alluminio, l'alluminio fa da dissipatore e smaltisce il calore. Se la installi su una superficie di legno o dentro una canalina di plastica chiusa, stai creando un accumulo termico. E lì scatta la violazione della norma, perché non hai rispettato la condizione di installazione a regola d'arte.
La caduta di tensione: il problema che nessuno considera
Passiamo alla seconda insidia: la caduta di tensione. Anche questa è citata indirettamente nella normativa impianti elettrici, perché influisce sul corretto funzionamento dei componenti. Il concetto è semplice: più è lunga la striscia LED, più la tensione cala lungo il percorso, soprattutto con le 12V e 24V. Se all'inizio della striscia hai 24V perfetti, dopo 10 metri potresti ritrovarti con 20V o meno. Questo comporta due problemi:
- la luce non è uniforme: i LED all'inizio brillano, quelli in fondo sono fioche e giallastre;
- la corrente aumenta: per compensare la caduta di tensione, la strip assorbe più corrente (quando può), e questo porta a surriscaldamento dei binari in rame della strip stessa. Se i binari sono troppo sottili (ed economici), si surriscaldano e possono fondersi.
La normativa CEI 64-8 non dice di utilizzare cavi da 2.5mm² per le strip, ma indica che i conduttori devono essere dimensionati in modo che la caduta di tensione non comprometta il funzionamento dei componenti e non provochi surriscaldamenti. Quindi, se si ha una strip lunga è necessario utilizzare cavi di sezione adeguata o alimentare la strip in più punti (o passare ad una 48V, che è meno soggetta al problema).
I profili Ledpoint sono progettati con alettature e spessori che aiutano a smaltire il calore. E per le lunghe distanze, proponiamo strip a 48V o soluzioni con cablaggio ridondante. Se vuoi approfondire il tema del corretto dimensionamento degli alimentator all'articolo "Potenza e installazione dell'alimentatore".
La protezione termica attiva
Un altro punto che la normativa impianti elettrici italiana tocca (sempre nella CEI 64-8) è la protezione contro i sovraccarichi e i cortocircuiti. Per le strip LED, questo significa che il circuito deve essere protetto da un interruttore magnetotermico adeguato (di solito da 6A o 10A) e da un differenziale. Ma c'è di più: alcuni alimentatori hanno protezioni termiche incorporate che staccano l'alimentazione se la temperatura interna supera una soglia di sicurezza. Non è obbligatorio per legge, ma è un livello di sicurezza in più che aiuta a rispettare lo spirito della norma: evitare che un guasto o un uso improprio porti a pericolo.
L'errore più comune: la strip arrotolata o nascosta senza criterio
Alcuni clienti acquistano strip a 24V, le tagliano, e poi lasciano il rotolo di nastro in eccesso arrotolato dietro il mobile o dentro un controsoffitto senza alcuna protezione. Quella matassa di strip LED accesa, avvolta su se stessa, diventa una bomba termica. Il calore non si dissipa, la temperatura sale oltre i 100°C in pochi minuti, e la guaina isolante inizia a fondere. La normativa impianti elettrici vieta categoricamente di installare i cavi e i componenti in modo da accumulare calore. Le strip devono sempre essere distese e, se possibile fissate su superfici dissipanti.
Come dimensionare l'alimentatore per stare dentro la norma
La norma non impone un margine di sicurezza percentuale fisso, ma la buona tecnica (e la regola d'arte) dice di non sfruttare l'alimentatore al 100% della sua capacità. Questo perchè un alimentatore lavora al limite si surriscalda, perde efficienza, e può spegnersi o guastarsi prematuramente. Per quesot motivo consigliamo sempre di dimensionare l'alimentatore con un margine del 20-30% in più rispetto alla potenza totale delle strip. Esempio: con 100W di strip, è bene utilizzare un alimentatore da 120-150W. Questo non solo allunga la vita dell'alimentatore, ma garantisce che anche in caso di picchi di assorbimento (all'accensione, per esempio) l'impianto rimanga stabile e sicuro. E questa è una pratica che rientra pienamente nella filosofia della normativa: l'impianto deve funzionare correttamente in tutte le condizioni prevedibili.
Il fattore tempo: durata e conformità
Un impianto può essere a norma il giorno dell'installazione, ma dopo un anno di surriscaldamento i cavi possono essere deteriorati, le connessioni allentate, i LED danneggiati. La normativa impianti elettrici richiede implicitamente che l'impianto mantenga le sue caratteristiche di sicurezza nel tempo. Quindi utilizzare profili dissipanti, cavi di sezione adeguata e alimentatori sovradimensionati non è solo perfezionismo: è un modo per garantire che tra cinque anni la strip LED non diventi un pericolo.
Rispettare la normativa su questi punti significa fare un impianto che funziona bene, dura a lungo e, soprattutto, non mette a rischio persone e cose.
Come devono essere costruiti gli impianti elettrici che includono strip led?
La costruzione di un impianto elettrico con strip LED non è diversa, nella sostanza, da quella di un qualsiasi altro impianto fisso. Anzi, forse è anche più delicata, perchè le strip sono flessibili, si infilano dappertutto, e spesso finiscono in luoghi dove un punto luce tradizionale non arriverebbe mai. E la normativa impianti elettrici italiana ha requisiti precisi su come devono essere costruiti gli impianti. Vediamoli nel dettaglio.
La suddivisione in circuiti: non tutte le strip sono uguali
La norma CEI 64-8 richiede che gli impianti siano suddivisi in più circuiti per limitare le conseguenze di un guasto e per facilitare la manutenzione. Questo vale anche per le strip LED. Non è possibile collegare tutto allo stesso interruttore magnetotermico sperando che vada bene. É necessario separare:
- circuiti dedicati all'illuminazione: le strip LED che fanno da luce principale o d'accento devono stare su un circuito separato da quello delle prese, perché se salta la luce per un corto su una presa, non si resta al buio;
- circuiti distinti per zone diverse: se vi sono strip in bagno, in camera e in soggiorno, l'ideale è avere protezioni separate, in modo che un guasto in una zona non spenga tutta casa;
- protezioni differenziali dedicate: ogni circuito che alimenta strip LED (soprattutto se si trovano in ambienti umidi come bagni o cucine) deve essere protetto da un interruttore differenziale ad alta sensibilità (30mA). Questo è obbligatorio per legge.
Il quadro elettrico
Il quadro elettrico non è solo un posto dove inserire gli interruttori, deve essere dimensionato correttamente in base al numero di circuiti e alle potenze in gioco. Se si aggiungono strip LED ad un impianto esistente, è necessario verificare che il quadro abbia spazio per nuovi magnetotermici e che la potenza complessiva (riportata nel cosiddetto "contatore") sia sufficiente. La normativa impianti elettrici italiana richiede che ogni circuito sia protetto da un interruttore automatico dimensionato per la portata dei cavi. Pertanto è possibile mettere un magnetotermico da 16A su un cavo da 1mm², per fare un esempio. Per le strip LED spesso si utilizzano magnetotermici da 6A o 10A, a seconda della potenza totale.
Le scatole di derivazione: l'incubo dei controsoffitti
Le connessioni andrebbero secondo la normativa sempre realizzate in scatole di derivazione accessibili. secondo la norma le connessioni devono essere ispezionabili e manutenibili. Questo significa che se si inserisce un trasformatore (alimentatore) per strip LED in un controsoffitto, è necessario prevedere un punto di accesso che permetta di raggiungerlo facilmente. Lo stesso vale per le giunzioni tra una strip e l'altra, motivo per cui consigliamo sempre di utilizzare i connettori rapidi (senza saldatura) e di posizionarli in punti accessibili, magari dentro i profili con coperchio rimovibile (diffusore) o in scatole di derivazione a vista. Questo agevola nel qual caso dopo un anno si abbia una strip che si stacca e si debba realizzare nuovamente la connessione
Il fissaggio meccanico
La norma richiede che i componenti dell'impianto siano fissati meccanicamente in modo sicuro. Una strip LED non può stare attaccata con lo scotch o con il biadesivo economico che si secca dopo tre mesi, perchè se si stacca e cade, può creare cortocircuiti, tensioni meccaniche sui cavi, e potenziali incendi. Le strip vanno fissate con appositi profili, clip, o almeno con biadesivo di qualità industriale. I profili LightingLine proposti da Ledpoint oltre a dissipare il calore, hanno il vantaggio di trattenere meccanicamente la strip in modo sicuro, con guide laterali e coperchi che la bloccano. Inoltre, i profili stessi vanno fissati al muro o al mobile con viti e tasselli adeguati al materiale.
I cavi: scegliere la sezione e l'isolamento giusto
I cavi devono essere idonei alla tensione di esercizio e alla temperatura. Per le strip a 12V o 24V si utilizzano cavi bassa tensione, ma attenzione: anche loro devono avere una sezione adeguata per evitare cadute di tensione e surriscaldamento. La normativa impianti elettrici dice che i cavi devono essere protetti meccanicamente se passano in zone dove possono essere danneggiati pertanto se si infilano i cavi delle strip dentro le pareti, devono essere protetti da tubi (corrugati) o avere una guaina rinforzata. Non possono essere lasciati fili volanti nell'intercapedine. Inoltre i cavi devono avere un isolamento adatto alla temperatura massima che possono raggiungere. Vicino a strip potenti, la temperatura può salire, e i cavi economici con isolamento PVC scadente possono sciogliersi.
Trasformatori e alimentatori: mai nascosti ermeticamente
Un errore comune è infilare l'alimentatore in uno spazio chiuso senza ventilazione, magari dietro un mobile o dentro un vano tecnico sigillato. Gli alimentatori (soprattutto quelli switching) producono calore e hanno bisogno di dissiparlo. Se vengono chiusi in un vano senza ricircolo d'aria, la temperatura interna sale, l'alimentatore va in protezione termica (e si spegne), si danneggia e può prendere fuoco. La norma richiede che i componenti siano installati in modo da non superare le temperature massime. Quindi, se proprio devi mettere l'alimentatore in un controsoffitto, è bene assicurarsi che vi sia un'ispezione e che l'aria possa circolare. Gli alimentatori Ledpoint sono progettati per lavorare anche in spazi ridotti, ma si consiglia sempre di lasciare almeno 5-10 cm di spazio libero intorno.
La dichiarazione di conformità e il progetto
Per impianti nuovi o ristrutturazioni importanti, la legge richiede il progetto (da parte di un professionista abilitato se la potenza supera certi limiti o se l'immobile è complesso) e la dichiarazione di conformità rilasciata dall'installatore. Anche le strip LED se fanno parte di un impianto nuovo devono essere incluse nella dichiarazione. Se invece stai solo aggiungendo una strip a un impianto esistente (e non si modifica la parte fissa), tecnicamente non serve una nuova dichiarazione, ma è importante comunque rispettare le norme. Se si eseguono lavori che richiedono l'apertura del quadro o la modifica dei circuiti, è necessarioi chiamare un professionista.
Ispezionabilità e manutenzione
La CEI 64-8 è basata su un principio fondamentale: l'impianto deve essere progettato e costruito in modo da poter essere ispezionato, provato e manutenuto durante tutta la sua vita. Questo significa che ogni componente importante (morsettiere, alimentatori, giunzioni) deve essere raggiungibile. Non puoi murare un alimentatore nel cemento o nasconderlo dietro piastrelle. Per le strip LED, questo principio si traduce nella necessità di lasciare accessibili i punti di connessione e gli alimentatori. I profili Ledpoint, con i loro sistemi di apertura, aiutano a rispettare questo principio: puoi togliere il diffusore, staccare la strip, pulire, sostituire, senza demolire nulla.
La stessa cura di un punto luce tradizionale
Concludiamo con un concetto che ripetiamo sempre ai nostri clienti: una strip LED non è un accessorio, è un componente dell'impianto elettrico e merita la stessa attenzione, la stessa progettazione, la stessa cura che si avrebbe per un punto luce a soffitto o per una presa elettrica. Solo perché è piatta e flessibile non significa che sia meno pericolosa. La sua versatilità la porta spesso in luoghi dove un cavo normale non andrebbe mai: sotto l'acqua, nei mobili, nei gradini e se non è installata a regola d'arte può generare dei rischi. Quindi, quando viene costruito un impianto con strip LED, è necessario pensare come un elettricista, riflettere sulla sicurezza e delegare ad un professionista quando necessario.
Normativa impianti elettrici: ecco perchè non vi consigliamo la 230V in interno
Ledpoint quando selezionia i prodotti, lo fa sempre tenendo conto del quadro normativo completo. Una strip LED che viene proposta per interni a 24V è intrinsecamente più sicura e facilmente conforme alla regola d'arte. Una strip a 230V viene proposta solo per esterni o per applicazioni specifiche, e indichiamo sempre la necessità di utilizzare profili con diffusore e di affidarsi a personale qualificato, proprio in funzione della Legge 186/68.
Il nostro consiglio è sempre lo stesso: per gli interni è bene utilizzare strisce a bassa tensione 24V mentre per gli esterni, è bene valutare il contesto ed utilizzare le 230V solo se necessario e con prodotti certificati IP67.
É fondamentale inoltre seguire in maniera precisa le indicazioni della normativa impianti elettrici italiana (CEI 64-8 in primis) e non improvvisare.
La sicurezza non è un optional, e un impianto bello esteticamente ma pericoloso non è un buon impianto.