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    Efficienza luminosa ed efficienza energetica

    La differenza tra efficienza luminosa ed efficienza energetica nell'illuminazione a led cruciale. Oggi vogliamo fornire agli installatori, progettisti lighting e facility manager gli strumenti teorici e pratici per selezionare correttamente le sorgenti luminose, ottimizzare i consumi e garantire le prestazioni illuminotecniche richieste dai progetti. Attraverso un'analisi dettagliata delle grandezze fotometriche, delle formule di calcolo e dei parametri tecnologici, chiariremo ogni aspetto dell'efficienza luminosa delle lampade led.

     

    Efficienza luminosa: di cosa si tratta?

    L'efficienza luminosa è il parametro cardine che quantifica la capacità di una sorgente luminosa di convertire l'energia elettrica assorbita in luce visibile. Rappresenta l'indicatore primario per valutare le prestazioni e l'economicità di un sistema di illuminazione, influenzando direttamente i costi energetici e l'impatto ambientale degli impianti. In questa sezione esploreremo nel dettaglio il suo significato fisico, le unità di misura e il contesto normativo di riferimento.

     

    Cosa si intende esattamente per efficienza luminosa?

    L'efficienza luminosa, espressa in lumen per watt (lm/W), è definita come il rapporto tra il flusso luminoso totale emesso (Φ) e la potenza elettrica assorbita (P). Non va confusa con l'efficienza energetica, che è un concetto più ampio legato al consumo complessivo di energia. La formula base è: η = Φ / P. Un valore di 100 lm/W indica che per ogni watt di potenza elettrica consumata, la sorgente produce 100 lumen di flusso luminoso. Questo parametro misura quindi l'"abilità" della lampada o del modulo led nel trasformare elettroni in fotoni percepibili dall'occhio umano, tenendo conto della curva di sensibilità fotopica standard V(λ).

     

    Approfondimento: la formula dell'efficienza luminosa e le sue varianti

    La formula generale η = Φ / P può essere scomposta per analisi più raffinate. Considerando le perdite, si può scrivere come: η = (η_e * η_q * η_e * η_opt) * (683 lm/W), dove η_e è l'efficienza di iniezione degli elettroni, η_q è l'efficienza quantistica interna del chip, η_e è l'efficienza di estrazione della luce dal semiconduttore e η_opt è l'efficienza ottica del sistema di fosfori e dell'ottica primaria. Il fattore 683 lm/W è l'equivalente fotometrico della radiazione alla lunghezza d'onda di massima sensibilità dell'occhio (555 nm). Per i led bianchi, che utilizzano fosfori di conversione, l'efficienza luminosa è tipicamente inferiore a questo valore teorico massimo a causa delle perdite di conversione Stokes e dello spettro non perfettamente adattato alla curva V(λ).

     

    L'unità di misura: lumen per watt (lm/W) spiegata

    Il lumen (lm) è l'unità di misura del flusso luminoso, che quantifica la potenza luminosa percepita dall'occhio umano, ponderata secondo la curva di sensibilità spettrale fotopica. Il watt (W) misura la potenza elettrica assorbita. Quindi, lm/W misura quanta "luce utile per l'occhio" si ottiene per ogni unità di energia elettrica spesa. È fondamentale comprendere che il lumen è una misura fotopica, non radiometrica: due sorgenti con identica potenza radiante (in watt) ma con spettri diversi avranno un flusso luminoso in lumen differente, perché l'occhio è più sensibile al giallo-verde (555 nm) che al blu o al rosso profondo.

     

    Tabella comparativa efficienza luminosa storica delle tecnologie

    TecnologiaEfficienza luminosa tipica (lm/W)Potenza tipica equivalente a 1000 lumenNote
    Lampada ad incandescenza Standard10-15 lm/W67-100 WBassa efficienza, alta dispersione termica (>90%).
    Lampada alogena15-25 lm/W40-67 WLeggero miglioramento rispetto all'incandescenza.
    Lampada fluorescente compatta (CFL)45-75 lm/W13-22 WEfficienza media, presenza di mercurio.
    Lampada a scarica (HID, HPS)80-150 lm/W7-12 WAlta efficienza ma scarsa resa cromatica (per HPS).
    led di generazione attuale (2024)100-220 lm/W*4.5-10 W*Efficienza del sistema (driver + ottica). Massima efficienza commerciale per led bianchi freddi.
    led di laboratorio (record)Fino a 300+ lm/W~3.3 WEfficienza a livello di chip, in condizioni di test ottimali.

    Nota fondamentale: i valori in tabella si riferiscono a prodotti commerciali di qualità. L'efficienza luminosa di un sistema led completo (lampada o apparecchio) è inferiore a quella del singolo chip a causa delle perdite del driver elettronico, dell'ottica secondaria e del dissipatore. Un led ad alta efficienza luminosa riduce notevolmente i costi di gestione: un apparecchio da 10.000 lumen con efficienza 100 lm/W consuma 100W; con efficienza 150 lm/W consuma solo 67W, con un risparmio di 33W per apparecchio, che su migliaia di ore e centinaia di apparecchi diventa enorme.

     

     

    Come si calcola l'efficienza luminosa: metodologie e strumenti

    Il calcolo dell'efficienza luminosa richiede la misura precisa di due grandezze: il flusso luminoso totale e la potenza elettrica in ingresso. Per i professionisti, è essenziale conoscere sia i metodi di laboratorio (sfera integratrice) sia le stime pratiche per la valutazione in campo. L'accuratezza del calcolo dipende dalla qualità degli strumenti e dalle condizioni ambientali standardizzate.

     

    Metodo di calcolo pratico per professionisti

    Per un calcolo di stima in campo, è necessario: 1) un luxmetro calibrato, 2) un wattmetro true-RMS (per misurare la potenza assorbita reale, considerando il fattore di potenza), 3) un ambiente con superfici a bassa riflettanza. Il metodo indiretto più comune utilizza la relazione tra illuminamento (lux) e flusso (lumen) in condizioni di campo lontano. In una camera oscura o notturna, posizionare il luxmetro a una distanza nota (d) dalla sorgente, sufficientemente grande rispetto alle dimensioni della sorgente stessa (almeno 5 volte la dimensione massima).

     

    Misurare l'illuminamento (E) in lux sul sensore, perpendicolare alla direzione di emissione. Il flusso luminoso approssimativo si calcola con: Φ ≈ E * 4πd² (per sorgente isotropa). Questa è un'approssimazione che ignora il diagramma polare reale. La potenza P si misura direttamente con il wattmetro. Quindi: η = (E * 4πd²) / P. Per sorgenti direzionali (faretti led), la formula è più complessa e richiede l'integrazione dell'intensità luminosa (cd) su tutto l'angolo solido.

     

    Esempio di calcolo concreto

    Supponiamo di avere un proiettore led. Lo accendiamo a regime termico stabile (dopo 30 minuti). Il wattmetro misura P = 48.5 W. In una stanza buia, a una distanza d = 5 metri, il luxmetro misura E = 125 lux al centro del cono di luce, lungo l'asse ottico. Se il produttore dichiara un angolo di apertura di 60°, possiamo stimare il flusso. Per un fascio approssimativamente uniforme entro un cono, la relazione è: Φ ≈ E_media * Area illuminata a distanza d. L'area a 5m con semiangolo 30° è A = π*(d*tan(30°))² ≈ 3.1416*(5*0.577)² ≈ 26.2 m². E_media sull'area del cerchio è circa 0.7-0.8 del valore centrale, prendiamo 0.75: E_media ≈ 94 lux. Quindi Φ ≈ 94 lux * 26.2 m² ≈ 2460 lumen. L'efficienza luminosa stimata è η = 2460 lm / 48.5 W ≈ 50.7 lm/W. Questo è il rendimento del sistema completo (led+driver+ottica+lente).

     

    Se il datasheet del modulo led dichiara 120 lm/W, la differenza (≈60 lm/W persi) è dovuta all'efficienza dell'ottica (~85%), del driver (~90%) e delle perdite termiche, portando l'efficienza del sistema a ~120 * 0.85 * 0.90 * (fattore termico 0.8) ≈ 73 lm/W. La nostra misura più bassa suggerisce condizioni operative non ideali o perdite aggiuntive. Questo esempio mostra l'importanza di misurare il sistema completo, non solo il chip.

     

    Strumentazione professionale: la sfera integratrice (Sfera Ulbricht)

    La misurazione accurata e standardizzata del flusso luminoso totale si effettua con una sfera integratrice (Sfera Ulbricht). Questo strumento, rivestito internamente con una superficie diffondente ad alta riflettanza e bassa assorbanza (es. BaSO₄), raccoglie e omogeneizza la luce emessa in tutte le direzioni. Un fotodetector, calibrato con sorgenti campione (lampade di riferimento), misura l'illuminamento sulla parete interna, proporzionale al flusso luminoso totale immesso nella sfera.

     

    Le norme tecniche (come la CIE 84, EN 13032-1) definiscono procedure rigorose per correggere errori sistematici come l'auto-assorbimento della sorgente e le sovrapposizioni geometriche. I laboratori accreditati forniscono report di misura con incertezza espansa tipicamente del 2-5%. Per i led, è cruciale misurare a regime termico stabile, poiché il flusso e l'efficienza luminosa variano con la temperatura di giunzione (Tj).

     

     

    Domande frequenti sull'efficienza luminosa

    In questa sezione affrontiamo in modo sistematico e tecnico le domande più comuni poste da progettisti e installatori, fornendo risposte quantitative e basate su dati fisici.

    Domande sul calcolo e sulla misurazione

    Come si calcola l'illuminamento (Lux)?

    L'illuminamento (E) si calcola come il flusso luminoso (Φ) incidente su una superficie, diviso l'area (A) di quella superficie: E = Φ / A. L'unità è il lux (lx), dove 1 lx = 1 lm/m². Per una sorgente puntiforme a distanza d, con intensità luminosa I (in candela, cd) nella direzione della superficie, e se la superficie è perpendicolare alla direzione della luce, vale la legge del coseno: E = I / d². Se la superficie è inclinata di un angolo θ rispetto alla perpendicolare, E = (I * cosθ) / d². Ad esempio, una lampada con I = 500 cd fornisce a 2 metri di distanza, su una superficie perpendicolare, un illuminamento E = 500 / 2² = 125 lux. Se la superficie è inclinata di 60° (cos60°=0.5), E = (500 * 0.5) / 4 = 62.5 lux. Questo è fondamentale per il calcolo illuminotecnico di uffici, strade, showroom.

     

    A cosa corrisponde 1 Lux in termini pratici?

    1 Lux è un'illuminazione molto debole. Per dare un'idea: la luce piena della luna in una notte serena è circa 0.25-1 lux. Un corridorio poco illuminato potrebbe essere a 50-100 lux. Un ufficio ben illuminato richiede 300-500 lux sulla scrivania. La luce solare diretta a mezzogiorno può superare i 100.000 lux. Quindi, 1 lux è la soglia minima per percepire vagamente gli ostacoli, ma insufficiente per qualsiasi attività che richieda acuità visiva.

     

    Come calcolare i Lumen a partire dai Watt conoscendo l'efficienza luminosa?

    La formula è diretta: Flusso luminoso (lm) = Potenza assorbita (W) * Efficienza luminosa (lm/W). Esempio: una lampada led da 15W con efficienza dichiarata di 90 lm/W produrrà circa Φ = 15 W * 90 lm/W = 1350 lumen. Attenzione: la potenza assorbita deve essere quella reale, misurata, non quella "equivalente" a una lampadina a incandescenza, che è una mera indicazione commerciale. Invertendo la formula, si può stimare la potenza necessaria per ottenere un dato flusso: P (W) = Φ (lm) / η (lm/W). Per avere 5000 lumen con un sistema da 120 lm/W servono circa P = 5000 / 120 ≈ 41.7 W.

     

    Domande su valori specifici di flusso e temperatura di colore

    10.000 lumen quanto illuminano? E 2000 lumen?

    10.000 lumen sono un flusso molto elevato, tipico di proiettori per grandi aree, palazzetti sportivi o illuminazione industriale ad alto scaffale. Per quantificare l'illuminamento, dipende da come il flusso viene distribuito. Concentrato in un fascio stretto (es. 30°) produrrà un picco di illuminamento molto intenso su una piccola area (centinaia di lux a decine di metri).

    Diffuso uniformemente su una superficie di 100 m², produrrebbe un illuminamento medio di 10.000 lm / 100 m² = 100 lux, adatto per un magazzino. 2000 lumen sono tipici di una buona lampada led per interni (equivalente a una vecchia alogena da 150W o incandescenza da 200W). In una stanza di 20 m² (es. soggiorno), distribuito uniformemente (con plafoniera diffondente), darebbe circa 100 lux medi, valore confortevole per attività di relax. Su una scrivania di 2 m², un apparecchio da 2000 lumen diretto può fornire oltre 500 lux, ideale per leggere e lavorare.

     

    A cosa corrispondono 3000 lumen?

    3000 lumen sono un flusso significativo, pari a quello di un faretto led potente da esterno o di una plafoniera a led per un ambiente commerciale di medie dimensioni (es. negozio di 15-20 m²). È il flusso emesso da una lampada a scarica (HQI) da 50W o da una vecchia lampada a incandescenza da 200-250W. Con un'ottica adatta, può illuminare un giardino di 50 m² con 60 lux medi, sufficienti per l'illuminazione di sicurezza e d'atmosfera.

     

    Che differenza c'è tra 2700K, 3000K, 4000K e 6000K?

    Queste sono Temperatura di Colore Correlata (CCT), misurate in Kelvin (K), e descrivono la tonalità della luce bianca.


    2700K: bianco caldo molto tendente al giallo/arancio. Simile alla luce di una lampada ad incandescenza. Atmosfera intima, accogliente, ideale per ristoranti, alberghi, sale living.
    3000K: bianco caldo. Leggermente più neutro del 2700K, ma sempre caldo. Standard per l'illuminazione di negozi di abbigliamento, food (esalta i colori caldi), reception.
    4000K: bianco neutro. Noto come "bianco naturale". Equilibrio tra componenti calde e fredde dello spettro. Raccomandato per uffici, scuole, laboratori, ospedali, dove è richiesta concentrazione e una percezione dei colori neutrale.
    6000K: bianco freddo. Tonalità con evidente componente bluastra. Simile alla luce diurna in una giornata serena (sole + cielo blu). Usato in ambienti industriali, officine, garage, stadi, perché percepito come più "brillante" e stimolante, ma può risultare clinico e freddo in interni residenziali. A parità di efficienza del chip, i led a 6000K hanno tipicamente un'efficienza luminosa (lm/W) leggermente superiore (5-15%) rispetto ai 3000K, perché i fosfori di conversione per il bianco caldo assorbono più energia. Tuttavia, la scelta non deve basarsi solo sull'efficienza, ma sulle esigenze visive, psicologiche e normative dell'ambiente.

     

    Meglio luce 3000K o 4000K?

    Non esiste una risposta universale, dipende dall'applicazione.

    Per uffici e ambienti di lavoro, studi recenti suggeriscono che il 4000K migliora la concentrazione, la vigilanza e l'umore durante il giorno, riducendo la sonnolenza. Alcune normative (es. UNI EN 12464-1) consigliano luci neutre per uffici.

    Per ambienti residenziali, alberghi e ristoranti, il 3000K (o 2700K) è generalmente preferito per creare un'atmosfera rilassata e accogliente.

    In negozi, il 3000K valorizza legni, tessuti caldi, cibi; il 4000K è meglio per abbigliamento moderno, elettronica, ambienti minimalisti. Un'ultima tendenza è il "Human Centric Lighting" che prevede sistemi a CCT variabile, con 4000K di giorno e 3000K di sera, per rispettare il ritmo circadiano.

     

    Perché i led hanno un risparmio energetico maggiore?

    I led presentano un risparmio energetico superiore principalmente per tre ragioni fisiche:


    1. alta efficienza di conversione elettrone-fotone: nei led, la ricombinazione elettrone-lacuna nel semiconduttore emette direttamente fotoni (luce) con un'efficienza quantistica interna che può superare l'80%. Nelle lampade a incandescenza, il filamento deve essere riscaldato a ~2700°C per emettere luce visibile, ma oltre il 90% dell'energia viene dissipata come calore infrarosso.
    2. direzionalità intrinseca: il led emette luce in un semispazio (circa 180°), a differenza delle sorgenti tradizionali che emettono isotropicamente (a 360°). Ciò riduce la necessità di riflettori e le perdite per assorbimento, indirizzando più luce direttamente dove serve.
    3. alta efficienza del sistema a regime: i driver elettronici dei led hanno efficienze >90% (contro i reattatori magnetici delle fluorescenti con efficienze del 70-85%). Inoltre, i led non hanno tempi di avvio e raggiungono il flusso massimo istantaneamente, eliminando sprechi durante l'accensione.
    Combinando questi fattori, un sistema led di alta qualità può ridurre i consumi energetici dell'80% o più rispetto a un sistema a incandescenza equivalente, e del 40-50% rispetto a sistemi fluorescenti di vecchia generazione.

     

    Cosa significa CRI (Ra) nei led?

    Il Color Rendering Index (CRI o Ra) è un indice (da 0 a 100) che misura la fedeltà con cui una sorgente luminosa rivela i colori reali degli oggetti, rispetto a una sorgente di riferimento (corpo nero o luce diurna alla stessa CCT). Un CRI 100 significa riproduzione perfetta. CRI > 80 è considerato buono per applicazioni generali. CRI > 90 è richiesto per applicazioni critiche: musei, gallerie d'arte, negozi di abbigliamento di lusso, chirurgia, dove la discriminazione cromatica è essenziale.

    I led di bassa qualità possono avere CRI bassi (<70), rendendo i colori smorti e alterati (es. difficoltà a distinguere tonalità simili di blu o rosso). Esistono indici speciali come R9 (saturazione del rosso), cruciale per la resa di carni, legni e tessuti rossi. Un led ad alta efficienza luminosa può avere un CRI leggermente inferiore a un led ottimizzato per la resa cromatica, a causa del compromesso nell'efficienza dei fosfori.

     

    Qual è la vita media di una lampadina a led?

    La vita media dei led è espressa come L70 o L80/B50, ovvero il numero di ore dopo le quali il 50% delle lampade in un campione mantiene almeno il 70% (o l'80%) del flusso luminoso iniziale. Per prodotti di qualità, questo valore è tipicamente tra 25.000 e 50.000 ore (risposta corretta: b). In condizioni operative ideali (buona dissipazione, temperatura ambiente moderata, driver di qualità), i moduli led high-end possono superare le 100.000 ore (L70).

    Tuttavia, la vita del sistema è spesso limitata dal driver elettronico, la cui vita (influenzata dai condensatori elettrolitici) può essere 30.000-70.000 ore. Una vita di 50.000 ore significa, con un utilizzo di 12 ore al giorno, oltre 11 anni di servizio. La chiave per raggiungere questa vita è il controllo della temperatura di giunzione (Tj): ogni 10°C di aumento sopra la Tj nominale può dimezzare la vita attesa del chip led.

     

    Qual è la lampada più efficiente attualmente?

    Attualmente (2024), le lampade a led detengono il record di efficienza luminosa per l'illuminazione generale. In particolare, i moduli led COB (Chip-on-Board) bianchi freddi (5000-6000K) di fascia alta possono raggiungere efficienze del sistema (compreso driver) di 180-220 lm/W in condizioni di test ottimali (bassa corrente, ottima dissipazione).

    Per applicazioni speciali, i led a stato solido basati su laser o nuove tecnologie come i perovskite led promettono in laboratorio efficienze ancora superiori (>200 lm/W con eccellente resa cromatica), ma non sono ancora commerciali su larga scala. Per l'illuminazione stradale e industriale, i sistemi led con ottica e driver ad alta efficienza sono la scelta indiscussa, avendo soppiantato le tecnologie a scarica (HPS, MH) grazie al miglior compromesso tra efficienza, durata, controllo della luce e qualità della luce (CRI).

     

     

    Fattori che influenzano l'efficienza luminosa nei sistemi led

    L'efficienza luminosa dichiarata nei datasheet è misurata in condizioni ideali di laboratorio. Nella realtà operativa, numerosi fattori la riducono. Comprenderli è essenziale per progettare e mantenere impianti efficienti.

     

    Temperatura di esercizio e sissipazione termica

    Il fattore singolo più critico è la temperatura di giunzione (Tj) del chip led. All'aumentare di Tj, l'efficienza quantistica interna diminuisce (droop termico), e il flusso luminoso cala. Per molti led bianchi, la riduzione è circa dello 0.3-0.5% per ogni °C di aumento di Tj sopra la temperatura nominale. Un modulo led mal dissipato, che opera a Tj=110°C invece di Tj=85°C, può perdere il 10-15% del flusso e quindi dell'efficienza luminosa. Inoltre, l'aumento di temperatura accelera il degrado dei fosfori e dei materiali di incapsulamento, riducendo ulteriormente l'efficienza nel tempo. Un dissipatore ben progettato, con una bassa resistenza termica giunzione-ambiente (Rth j-a), è fondamentale per mantenere alte prestazioni.

     

    Efficienza del driver elettronico

    Il driver converte la tensione di rete (AC) in corrente costante (DC) adatta al led. La sua efficienza (η_driver = Pout_led / Pin_AC) varia tipicamente tra l'85% e il 95% per prodotti di qualità. Un driver con efficienza 85% dissipa come calore il 15% della potenza in ingresso, che non contribuisce alla luce. Quindi, l'efficienza luminosa del sistema completo (lampada) è: η_sistema = η_led * η_driver * η_ottica. Se il modulo led ha η_led = 200 lm/W (misurato in DC), il driver ha η=90%, e l'ottica/riflettore ha un'efficienza dell'85%, allora η_sistema = 200 * 0.90 * 0.85 = 153 lm/W. Driver con fattore di potenza (PF) basso (<0.9) possono inoltre causare perdite aggiuntive nella rete e non sono ammessi da molte normative.

     

    Ottica e perdite di estrazione della luce

    La luce generata dal chip deve essere estratta, eventualmente convertita da fosfori, e direzionata. Ogni interfaccia (aria-silice, silice-aria, lente-diffusore) causa perdite per riflessione Fresnel (circa 4% per interfaccia). Lenti e diffusori di bassa qualità possono assorbire o disperdere luce in direzioni indesiderate. I fosfori per la conversione in bianco hanno un'efficienza di conversione (Luminous Efficacy of Radiation, LER) che raramente supera 350 lm/W ottici, limitando l'efficienza massima teorica del led bianco. L'ottica primaria (a contatto con il chip) e secondaria deve essere progettata con materiali ad alta trasmittanza (es. policarbonato ottico, vetro, silicone) per minimizzare le perdite.

     

    Degrado nel tempo (Lumen Maintenance)

    L'efficienza luminosa non è costante nel tempo. Con l'invecchiamento, il flusso diminuisce (lumen depreciation) a causa di diversi meccanismi: degradazione dei fosfori (ingiallimento, perdita di efficienza), opacizzazione dei materiali di incapsulamento, degradazione delle giunzioni metalliche nel chip. La curva di mantenimento del flusso (lumen maintenance curve) segue tipicamente una legge esponenziale. La norma IESNA LM-80 definisce il metodo per misurare il degrado, e TM-21 estrapola i dati per stimare la vita utile. Un prodotto di qualità mantiene L90 (>90% del flusso) per 36.000 ore o più. Questo significa che l'efficienza luminosa reale dopo 5 anni di funzionamento continuo potrebbe essere del 10% inferiore a quella iniziale.

     

     

    Definizione di efficienza energetica nell'Illuminazione

    L'efficienza energetica, in ambito illuminotecnico, è un concetto sistemico che valuta l'ottimizzazione complessiva dei consumi di un'applicazione o di un impianto di illuminazione per ottenere il risultato illuminotecnico desiderato. Non è una grandezza fisica diretta come l'efficienza luminosa, ma un principio di prestazione che coinvolge molteplici fattori: l'efficienza della sorgente (lm/W), l'efficacia dell'apparecchio (l'indice di prestazione fotometrica), la strategia di controllo (dimming, sensori), la progettazione dello spazio (riflettanze delle superfici) e la corretta manutenzione.

     

    L'obiettivo finale è minimizzare l'energia primaria consumata (espressa in kWh/anno) mentre si soddisfano o superano gli standard di illuminamento (lux), comfort visivo e sicurezza. Un progetto ad alta efficienza energetica utilizza quindi prodotti efficienti (come i LED) ma li integra in un sistema intelligente che evita sprechi, ad esempio spegnendo o attenuando la luce quando non necessaria o sfruttando al massimo la luce naturale.

     

    Differenza chiave: efficienza energetica vs. efficienza luminosa

    In sintesi, la differenza fondamentale risiede nella scala e nella natura della valutazione. L'efficienza luminosa (lm/W) è un parametro di prodotto intrinseco che misura la capacità di una specifica sorgente (es. un modulo LED) di convertire i watt elettrici in lumen luminosi. È un dato di laboratorio, puntuale e ripetibile. L'efficienza energetica è invece un indicatore di sistema e di prestazione che valuta l'uso finale dell'energia in un contesto reale e complesso.

     

    Una lampada può avere un'eccellente efficienza luminosa (es. 200 lm/W), ma se installata in un apparecchio con pessima ottica, gestita senza controlli e in un ambiente scuro, l'efficienza energetica dell'impianto sarà mediocre. Pertanto, l'efficienza luminosa è un componente fondamentale, ma non l'unico, per raggiungere un'alta efficienza energetica.

     

     

    Efficienza luminosa e efficienza energetica: scegliere una strip led in maniera professionale

    Selezionare la giusta sorgente luminosa richiede un bilancio tra efficienza luminosa, qualità della luce (CRI, CCT), vita utile, costi iniziali e totali (TCO). Per i professionisti, raccomandiamo:

     

    1. priorità all'efficienza del sistema, non solo del chip: richiedere sempre i dati fotometrici completi dell'apparecchio (conforme a EN 13032-1), che includa flusso luminoso, potenza assorbita, efficienza, distribuzione fotometrica, a temperatura di regime stabilizzata (oltre 30 minuti di accensione);
    2. verificare le condizioni di garanzia e i dati LM-80/TM-21: produttori seri forniscono report LM-80 per i moduli led, che permettono di stimare il degrado nel tempo in condizioni definite;
    3. considerare la temperatura di colore (CCT) e il CRI in relazione all'ambiente: non sacrificare la qualità visiva e il benessere per pochi lm/W in più. Un CRI 90+ in un negozio può aumentare le vendite, giustificando una leggera riduzione di efficienza;
    4. calcolare il total cost of ownership (TCO): include costo acquisto, installazione, energia consumata (in kWh, sulla base delle ore di utilizzo annue e del costo dell'energia), manutenzione e smaltimento. Un led più efficiente e duraturo ha spesso un TCO inferiore anche con prezzo d'acquisto più alto;
    5. ottimizzare l'intero sistema, non solo la sorgente: accoppiare led efficienti a controlli (sensori di presenza, dimmer, sistemi di gestione della luce) può raddoppiare il risparmio energetico. Inoltre, una buona progettazione dell'ambiente (colori pareti, riflettanze) massimizza l'utilizzo della luce.

     

    In conclusione, l'efficienza luminosa (lm/W) rimane la metrica principale per valutare l'economicità di una sorgente, ma deve essere interpretata nel contesto di tutti gli altri parametri fotometrici, qualitativi e di affidabilità. I led di ultima generazione offrono valori senza precedenti, rendendo possibile riduzioni drastiche dei consumi energetici globali per l'illuminazione, a patto che siano selezionati e applicati con competenza tecnica.

     

     

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